Fuochi

Difficile scrivere qualcosa di sensato quando una madre si dà fuoco e altre due tentano il suicido. E’ accaduto a Tunisi in questi giorni. Dopo il gesto di Jannet Rhimi, da giovedì ricoverata all’ospedale per le ustioni riportate, altre due madri hanno agito sul proprio corpo l’esasperazione di più di un anno di attesa. Certo, c’è il dolore per i propri figli scomparsi, ma di fronte a gesti così estremi dovremmo chiederci tutte e tutti che cosa stia avvenendo e come sia possibile fare insieme qualcosa affinché non siano i corpi di queste madri a bruciare per poter ancora parlare.

Anche noi, che insieme alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi abbiamo dato luogo alla campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano”, nell’ultimo periodo siamo rimaste silenziose. Che dire, infatti, dopo le infinite iniziative (sit-in, presidi davanti alle ambasciate, alle prefetture, lettere ai ministri) quando nulla riesce a scalfire il silenzio, il tergiversare, la non chiarezza con cui le istituzioni italiane e tunisine hanno deciso di trattare tutta questa vicenda? Si scrive un comunicato, di solito, per comunicare qualcosa, per denunciare, per chiamare a un’azione. Continue reading

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Tunisi: una madre si è data fuoco

E’ di oggi una notizia terribile: la madre di uno dei dispersi, vedendo fallire anche il tentativo di ritrovarlo in Italia attraverso il confronto delle impronte, si è data fuoco. Il padre, nel tentativo di fermarla è rimasto ustionato.

Articoli su  Il Manifesto e la Repubblica.

Per maggiori info visita la pagina della campagna Da una sponda all’altra: vite che contano

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Presidio a Roma: articoli e interviste

Un articolo del Corriere sul presidio a Roma, interviste a Radio Radicale e Amisnet delle donne della campagna ‘Da una sponda all’altra: vite che contano’ e dei parenti dei dispersi.

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Presidio a Roma: porte chiuse, porte aperte, sempre un silenzio assordante

La delegazione delle famiglie dei ragazzi tunisini scomparsi, i collettivi di donne della campagna ‘Da una sponda all’altra: vite che contano’ e tanti altri gruppi romani, si sono ritrovati venerdì 30 marzo davanti all’ambasciata tunisina a Roma. Tutte e tutti insieme, ancora una volta, abbiamo chiesto notizie sulla sorte dei dispersi; abbiamo denunciato la violenza delle politiche di governo delle migrazioni; abbiamo rivendicato che le vite, tutte, devono contare e che nessuno può scomparire nell’indifferenza generale. Ma di fronte alle nostre voci e ai nostri striscioni le porte dell’ambasciata si sono chiuse.

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Presidio a Tunisi: il racconto di Patrizia e Hamadi, i video, le foto

Ciao,

Nonostante ieri non avessimo alcuna autorizzazione (l’aveva richiesta il presidente del Forum Tunisien pour les Droits economiques et sociaux, avvertendoci che per qualunque cosa ci sarebbe andato di mezzo lui, visto che era stata negata), circa un centinaio fra madri, padri e un gruppo di italiani residenti in Tunisia e qualche tedesco di Boat4four People ha partecipato al sit in dove abbiamo portato gli striscioni della campagna in italiano ed in arabo. Continue reading

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Raccontando il 30 marzo, un anno dopo

Tre articoli raccontano questo 30 marzo: la canzone scritta da una delle mamme dei dispersi, i presidi organizzati a Tunisi, Roma e Napoli, e la ricerca che continua -fra impronte e cellulari.

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Sit-in anche a Napoli

Sit-in davanti al consolato tunisino, centro direzionale

Napoli, Venerdì 30 marzo 2012, ore 12

Ispirate/i dai sit-in che si terranno a Roma e a Tunisi, abbiamo pensato di poter mandare un messaggio anche da Napoli.

Sosteniamo la causa della delegazione dei genitori tunisine/i, contro le politiche migratorie, per sollecitare i governi a dare una risposta concreta.

Collettivo International Tahrir

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Sit-in davanti all’ambasciata tunisina – Collettivi di donne “da una sponda all’altra: vite che contano”

30 Marzo 2012, ore 12 – Via Asmara 7, Roma Venerdì

Marzo 2011, marzo 2012. Trecentosessantacinque giorni, cinquantadue settimane, dodici mesi, un anno. Questo il tempo che le istituzioni italiane e tunisine hanno fatto trascorrere senza dare alcuna notizia alle mamme e alle famiglie tunisine che chiedono dove siano i loro figli.

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Marzo 2011, marzo 2012.

MinoTawra - exporting change - di KamiKairy Fares.

Marzo 2011, marzo 2012. Trecentosessantacinque giorni, cinquantadue settimane, dodici mesi, un anno. Questo il tempo che le istituzioni italiane e tunisine hanno fatto trascorrere senza dare alcuna notizia alle mamme e alle famiglie tunisine che chiedono dove siano i loro figli. Nel frattempo, sono accadute alcune cose: è caduta una dittatura; Italia, così come in Tunisia. Le mamme e le famiglie Continue reading

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360 giorni di attesa Dalla Tunisia alla Sicilia: un viaggio sulle tracce dei migranti scomparsi

Era il marzo del 2011 quando migliaia di ragazzi sono partiti dalle coste tunisine alla volta dell’Italia. In quei caldi giorni, tra l’emozione della rivoluzione e la concitazione di fronte all’apertura delle frontiere sognata da anni, centinaia di ragazzi sono scomparsi nel nulla.  Continue reading

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