Quando le resistenze agiscono (1)

Il 21 settembre, in Tunisia, sono stati arrestati otto artisti militanti. Questo è solo uno dei tanti episodi di repressione attraverso cui si stanno ricomponendo i poteri controrivoluzionari. Abbiamo conosciuto alcune delle persone arrestate perchè insieme a loro abbiamo condiviso dei momenti della campagna ‘Da una sponda all’altra: vite che contano’. Pubblichiamo questo articolo perchè la repressione colpisce quando le resistenze, con atti e parole, agiscono e non si limitano ad esprimere.

La prigione di tutti i tunisini                                                                                 Discorso di Najib Abidi, uno degli arrestati del 21 settembre, pronunciato in occasione della proiezione dell’ultimo film di Abdallah Yahya, “Un retour”, diffuso venerdì 27 settembre 2013 allo “Human Screen Festival” di Tunisi.

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“Sei giorni di Bouchoucha [prigione di Tunisi], sei giorni di sconfitta. Una sconfitta che non è solo quella degli artisti ma quella di tutti i tunisini.

La prigione con cui si confrontano i nostri amici Abdallah Yahya, Yahya Dridi, Slim Abida, Mahmoud Ayed, ma anche altri artisti prima di loro, Weld el 15, Phenix, Klay BBJ, Jabeur Mejri, …. è la prigione di tutti i tunisini.

Quello che io e i miei amici abbiamo visto a Bouchoucha, quello che abbiamo visto nei commissariati di polizia, nei tribunali, non è che la prova che questo popolo è colonizzato. Questo popolo deve lottare per liberarsi da una forza coloniale interna che lo spoglia quando lavora, quando riflette, quando vive, quando parla, quando guadagna il proprio pane…

E il film di Abdallah Yahya, ancora in prigione, parla proprio di questo stato che condanna un popolo che vuole sognare. Il film parla della nostra giustizia che non è indipendente, della nostra giustizia corrotta, della nostra giustizia complice delle mafie al potere, della nostra giustizia che getta gli spiriti illuminati in prigione.

Buona visione. E saluto i tecnici che non hanno potuto essere qui oggi perché sono in prigione: il tecnico del suono Yahya Dridi, il regista Abdallah Yahya e i musicisti Slim Abida e Mahmoud Ayed.

Saluto tutti quelli che credono in una parola libera che, sola, potrà liberare questo popolo dalla colonizzazione. Grazie.

Tra qualche giorno cominceremo la campagna “Chilouna”, durante la quale ci renderemo tutti alle autorità colonizzatrici… perché l’intero paese è diventato una prigione a cielo aperto, che sia a Monarguia, a Bouchoucha o in rue Ibn Khaldoun, all’Avenue Bourguiba, a Gafsa, a Sidi Bouzid o a Sfax…

La Tunisia è un paese colonizzato internamente e bisogna liberarlo!” (Nejib Abidi)

Abdallah Yahya, 34 anni, è regista. Arrestato con altri sette artisti nella notte tra venerdì 20 e sabato 21 settembre è ancora detenuto alla prigione di Mornaguia (Tunisi). Quattro degli otto artisti arrestati sono stati messi in libertà provvisoria dopo 6 giorni. Tra i quali, Nejib Abidi, 29 anni, regista impegnato e noto per le sue posizioni radicali che ha difeso prima e dopo il 14 gennaio.

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