{"id":261,"date":"2011-03-21T10:23:09","date_gmt":"2011-03-21T09:23:09","guid":{"rendered":"http:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=261"},"modified":"2011-03-21T10:36:12","modified_gmt":"2011-03-21T09:36:12","slug":"mia-sorella-e-figlia-unica-riflessioni-meridiane-e-femministe-sullunita-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=261","title":{"rendered":"Mia sorella e&#8217; figlia unica: riflessioni meridiane e femministe sull&#8217;unit\u00e0 d&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p>Collettivo Femminista Pachamama, 17 marzo 2011<\/p>\n<p>Il 26 Febbraio Tamar Pitch, docente di filosofia e sociologia del diritto a Perugia, scrive sul Manifesto un breve articolo che, prendendo le mosse dall&#8217;appello promosso dal Comitato &#8220;Se non ora quando&#8221; in vista dell&#8217;otto marzo, provava a tracciare con esso una profonda discontinuit\u00e0 sul piano del nesso troppo scomodo tra donne e nazione, o meglio, tra appartenenza nazionale e rivendicazione femminile che quell\u00b4appello sottolineava, proponendo di legare a doppio mandato la giornata internazionale delle donne alle celebrazioni prevista per il 17 Marzo, anniversario dei 150 anni dell\u00b4Unit\u00e0 di Italia.<\/p>\n<p><!--more-->L&#8217;appello in questione, quello che richiamava per l\u00b4otto marzo, in continuit\u00e0 con la straordinaria mobilitazione del 13 febbraio, una nuova giornata delle donne, era foriero di un punto di vista a nostro avviso inaccettabile e francamente esemplificativo del caos motivazionale che ha sostanziato le rivendicazioni della piazza femminile allarmata dal caso Ruby, quella appunto del 13 febbraio; una piazza s\u00ec moltitudinaria e finalmente pienamente costruita da donne e per le donne, ma pure una piazza costruita sulle parole d\u00b4ordine del perbenismo di stampo cattolico, una piazza pronta a giudicare e a condannare pi\u00f9 di quanto fosse pronta a capire.<\/p>\n<p>Quella convocazione in piazza , caduta onestamente un po\u00b4 nel vuoto di una mancata risposta verificatasi poi durante tutta la giornata dell\u00b4otto, mostra la necessit\u00e0 da parte delle donne che si riuniscono attorno al comitato &#8220;Se non ora quando&#8221;, di accomodarsi nuovamente nell\u00b4alcova del perbenismo, teso a prender per buono tutto quello che si sottrae alla panacea del berlusconismo, e a mettere alla berlina tutto ci\u00f2 che indigna la larga fetta del ben pensare, nonch\u00e9 ogni forma di ragionamento pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p>Dinanzi a questa spaventosa semplificazione la Pitch provava a ricordare che il richiamo nazionalista ed unitarista, tutto coperto di tricolore e di coccarde, non \u00e8 certo per la storia femminile e soprattutto femminista di questo paese un fatto neutrale o peggio una scelta tattica. Esso ha in s\u00e8 piuttosto il pericolo del mescolamento delle carte, della produzione di un senso confuso attorno a un valore (quello nazionalista) colpevole di aver disegnato sempre un profilo femminile subordinato, funzionale al patriarcato, relegato nell&#8217;ambito domestico e tutto dedito ad una cura familiare funzionale alla buona riuscita dei figli della stessa nazione.<\/p>\n<p>Pochi giorni dopo, al testo della Pitch risponde, sempre sul Manifesto Annamaria Riviello, proprio una delle donne promotrici della manifestazione del 13. Nella risposta la Riviello insiste circa la necessit\u00e0 di rimodulare in questa epoca complessa e travagliata un ragionamento che tenga dentro, anche solo per necessit\u00e0, un punto di vista nazionale, che riesca a raccontare un mondo di donne che in risposta alla corsa ai guadagni facili, alla prostituzione o alla mercificazione del corpo, strumentale alla possibilit\u00e0 di ottenere immediati vantaggi materiali, proponga piuttosto un modello virtuoso di donne instancabili, lavoratrici e mamme, sorelle, o nonne, dedite ancora e sempre alla &#8220;cura&#8221; familiare e per questo degne, unicamente &#8220;degne&#8221; del rispetto e dell\u00b4ammirazione del proprio genere e del contesto collettivo, quello appunto della &#8220;nazione&#8221;. La Riviello prova, per uscire fuori dall&#8217;evidente ambivalenza di questo richiamo alla nazione ed ai suoi valori collettivi, un disperato appello a Gramsci, nei termini di una nazione intesa come luogo dei rapporti tra governanti e governati, luogo necessario alla trasformazione delle passioni singole, in spinte collettive, fondamento della possibilit\u00e0 di ogni convivenza.<\/p>\n<p>Proprio da questo richiamo ad Antonio Gramsci, a nostro avviso voce molto pi\u00f9 meridiana che nazionale, fondatore di quegli studi subalterni che hanno fornito la possibilit\u00e0 di una emancipazione prima di tutto teorica dei subalterni dei sud del mondo, vogliamo esprimere un punto di vista di donne di Sud, donne militanti, rifiutando anzitutto l&#8217;omologazione di convenienza della esigenza di una nuova questione femminile, certamente resa evidente anche (ma non solo) dalla giornata del 13 febbraio, all&#8217;opportunistico richiamo a celebrazioni in pompa magna di quell&#8217;unit\u00e0 nazionale piena di buchi neri, di faglie, di vuoti di memoria e di strumentali oblii, che la sofferenza del presente nel mezzogiorno di Italia finisce per evidenziare senza riserve. Non crediamo che basti l\u00b4appello ad un autore, pure se di grande levatura politico-filosofica come nel caso di Antonio Gramsci, a liberare dalle derive reazionarie che il nesso donne-nazione tiene dentro pericolosamente.<\/p>\n<p>Crediamo piuttosto che sia necessario, oggi pi\u00f9 che mai, ripartire da dove si \u00e8 lasciato, o da dove ha lasciato chi \u00e8 stato protagonista degli avanzamenti in termini di diritti (e non solo) delle donne di questo paese. Crediamo di sapere come non dover fare confusione tra la nostra storia e la storia di chi ci vuole ancora subalterne ed ancora costrette nelle grinfie delle pretese patriarcali. Crediamo che l&#8217;educazione ad un pensiero femminile abbia un merito sopra ogni altro, che \u00e8 quello di aver operato una cesura netta con richiamo all&#8217;universale, identificando con questo un prodotto storicamente determinato frutto dell&#8217;invasione culturale del maschile.<\/p>\n<p>Il pensiero femminile \u00e8 pensiero singolare e della differenza perch\u00e9 non ha bisogno di cedere al fascino dei grandi valori universali di patria, famiglia e nazione. Il pensiero femminile insegna a leggere i fenomeni del mondo con la parzialit\u00e0 del proprio punto di vista, fuori dal tatticismo delle scelte di comodo. Ecco perch\u00e9 proprio il pensiero femminile ci costringe a partire dalla terra che abitiamo e dalla vita che viviamo, per decidere in quale direzione essere donne e cosa rivendicare da donne. La terra che viviamo a sud, la citt\u00e0 che abitiamo ai margini della periferia della sua stessa periferia meridionale ci ha insegnato che l\u00b4unica narrazione che ci appartiene \u00e8 quella della ribellione necessaria ad una subalternit\u00e0, che da donne avvertiamo in modo ancora pi\u00f9 eclatante, nei confronti di una Nazione che per centocinquant\u00b4anni ha costruito sulla nostra pelle i fasti delle sue conquiste, cucendoci addosso profili antropologici volti a giustificare un degrado a cui le speculazioni ci condannavano, gettandoci nel vortice senza ritorno della devastazione dei territori,<br \/>\ndelle discariche abusive che servono ad inghiottire gli scarichi di aziende che producono altrove, ad ospitare grandi impianti industriali per decenni spacciati come unica medicina per salvare il Sud dalla sua irrefrenabile tendenza all\u00b4inedia, e poi rivelatisi invece solo centri di propulsione di tumori di massa.<\/p>\n<p>Ecco da Sud, da donne militanti, perch\u00e9 non possiamo cedere al fascino indiscreto della nazionalit\u00e0 come feticcio collettivo auto-assolutorio, non soltanto delle esperienza passata che oggi resta cicatrice indelebile sui nostri corpi nudi, ma di un presente che rincara la dose della nostra subalternit\u00e0. Ecco perch\u00e9 alla luce di questa subalternit\u00e0 non sia arrestano, nonostante la consapevolezza dei rischi, i processi di divisione economia e territoriale come il federalismo fiscale e municipale, ecco perch\u00e9 ancora le risorse artistiche e culturali delle nostre regioni dei sud sono lasciate all\u00b4incuria e al clientelismo connivente con i governi nazionali che generano crolli-simbolo come quelli delle domus pompeiane. Cos\u00ec come in nome proprio delle subalternit\u00e0 come applicazione scientifica di un universale antropologico, spesso le terre del sud hanno mostrato di diventare banco di prova dei pi\u00f9 reazionari provvedimenti padronali nel mondo dell\u00b4industria e del lavoro in generale, cos\u00ec come luoghi della pi\u00f9 becera devastazione ambientale e territoriale. In tutti questi casi, alla risposta di chi viene oppresso da questa spoliazione arbitraria di diritti, lo Stato ha risposto sospendendo le norme ordinarie, utilizzando la forza del manganello e del lacrimogeno, calpestando i corpi e le vite, spesso proprio delle donne, che combattevano in difesa dell\u00b4ambiente e della salute dei propri figli o del posto di lavoro, la cui assenza pesa a Sud molto pi\u00f9 che altrove. Allo stesso modo e nella stessa direzione vanno tutte le forme di austerity a cui strumentalmente la crisi ha costretto e che a Sud si \u00e8 trasformata in tagli alla spesa pubblica, ai servizi scolastici all\u00b4assistenza sanitaria, che in un territorio gi\u00e0 devastato, amplificano enormemente la crisi sociale.<\/p>\n<p>Per tutte queste ragioni abbiamo sentito la necessit\u00e0 di smarcare il nostro punto di vista singolare, collettivamente ragionato, dall\u00b4occasione delle celebrazioni unitariste, consce di un rifiuto completo della genitorialit\u00e0 patriottica (Il Padre\/Stato o la Madre\/Nazione), come figura d\u00b4antitesi allo smarrimento di valori, mandato in scena dai video a luci rosse di Ruby, smarrimento a cui non si pu\u00f2 rispondere riproponendo il topos insopportabile della donna che imbandisce la tavola nei giorni di festa, che provvede alla cura dei figli, e che provvede pure lavorando alla produttivit\u00e0 della Nazione a cui fieramente appartiene. E\u00b4 questa la storia di uno spot, lungo il tempo di esser smentito dalla fotografia del Paese reale, quello in cui le contraddizioni schierano le appartenenze molto prima che possa farlo la retorica, che per un giorno almeno ogni 150 anni vuol farci sentire &#8220;Sorelle d&#8217;Italia&#8221; , trattandoci tutti gli altri come figlie uniche.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Collettivo Femminista Pachamama, 17 marzo 2011 Il 26 Febbraio Tamar Pitch, docente di filosofia e sociologia del diritto a Perugia, scrive sul Manifesto un breve articolo che, prendendo le mosse dall&#8217;appello promosso dal Comitato &#8220;Se non ora quando&#8221; in vista &hellip; <a href=\"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=261\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2431,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-261","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-general"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/261","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2431"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=261"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/261\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":263,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/261\/revisions\/263"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=261"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=261"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=261"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}