{"id":1647,"date":"2013-11-12T13:37:19","date_gmt":"2013-11-12T12:37:19","guid":{"rendered":"http:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=1647"},"modified":"2013-11-12T14:06:52","modified_gmt":"2013-11-12T13:06:52","slug":"scusate-se-non-siamo-affogati-said-racconta-il-naufragio-dell11-ottobre-2013-nella-zona-sar-di-malta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=1647","title":{"rendered":"\u201cScusate se non siamo affogati\u201d. Said racconta il naufragio dell\u201911 ottobre 2013 nella zona Sar di Malta."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center\" align=\"JUSTIFY\"><iframe width='425' height='344' src='\/\/www.youtube.com\/embed\/ZkF6MA5M8wg?autoplay=0&loop=0&rel=0' frameborder='0' allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Il 23 ottobre 2013 abbiamo incontrato alcuni profughi siriani (A., M., H.) che ci hanno raccontato di essere arrivati in Italia con l\u2019imbarcazione che aveva fatto naufragio l\u201911 ottobre 2013 nella zona Sar di Malta. Abbiamo chiesto loro se volevano fare una video intervista e si sono detti disponibili nel caso in cui avessimo trovato il modo di non renderli riconoscibili, per la paura di ritorsioni nei confronti dei loro famigliari o amici rimasti in Libia e in Siria. Li abbiamo dunque rincontrati il giorno dopo e abbiamo girato queste immagini, che poi abbiamo montato inserendo nel racconto di \u201cSaid\u201d, nome inventato, altre immagini e informazioni facilmente reperibili su internet e inerenti alla sua narrazione.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Nel frattempo, \u00e8 stata pubblicata la <a href=\"http:\/\/espresso.repubblica.it\/inchieste\/2013\/11\/07\/news\/la-verita-sul-naufragio-di-lampedusa-quella-strage-si-poteva-evitare-1.140363\">video intervista<\/a> che Fabrizio Gatti ha realizzato a Malta con Mohanad Jammo, il dottore siriano che dalla stessa imbarcazione aveva fatto le telefonate di soccorso alle autorit\u00e0 italiane a partire dalle 11 del mattino. Se i soccorsi fossero partiti subito, il naufragio, avvenuto verso le 17, sarebbe stato evitato e <a href=\"\/\/gatti.blogautore.espresso.repubblica.it\/2013\/10\/30\/i-bimbi-che-leuropa-ha-dato-in-pasto-ai-pesci\/\">non sarebbero morte pi\u00f9 di 250 persone, tra cui moltissimi bambini<\/a>.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Quel naufragio, per\u00f2, \u00e8 avvenuto e dal racconto che ne danno ora i sopravvissuti affiorano le cause e le responsabilit\u00e0. Innanzitutto, gli spari dell\u2019imbarcazione libica che voleva fermare la nave con a bordo pi\u00f9 di 450 persone, in prevalenza profughi siriani. Guardie costiere libiche? Non \u00e8 dato saperlo: forse no, forse s\u00ec. \u201cForze illegali\u201d afferma Mohanad Jammo nell\u2019intervista di Fabrizio Gatti, ma non \u00e8 certo facile individuare nella Libia in decomposizione quali siano tutti i possibili attori, \u201clegali\u201d e \u201cillegali\u201d, dei controlli \u201canti-immigrazione\u201d, mentre tanto l\u2019Unione europea nell\u2019ambito della missione EUBAM (<a href=\"http:\/\/eeas.europa.eu\/csdp\/missions-and-operations\/eubam-libya\/\">EU Border Assistance Mission<\/a>), quanto l\u2019<a href=\"http:\/\/www.difesa.it\/Primo_Piano\/Pagine\/20131030_Libia_addestramento.aspx\">Italia<\/a>, addestrano poliziotti libici per tali operazioni, tra cui quelle di blocco delle imbarcazioni dei migranti lungo le coste libiche. La seconda causa: un\u2019assoluta indifferenza da parte delle autorit\u00e0 italiane dopo le numerose telefonate di SOS. \u201cChiamate Malta\u201d hanno risposto alle seconda telefonata che giungeva dall\u2019imbarcazione, la quale si trovava infatti nella zona Sar di Malta ma molto pi\u00f9 vicina all\u2019isola di Lampedusa.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Che da anni ci sia un <a href=\"http:\/\/video.repubblica.it\/dossier\/emergenza-lampedusa-2010\/il-risiko-dei-mari-le-zone-sar-italiana-e-maltese-a-confronto\/65689\/64232\">contenzioso <\/a>tanto su chi debba operare nella zona Sar (Search and Rescue, Ricerca e soccorso) di Malta quanto sull\u2019estensione della zona che Malta vuole mantenere e che l\u2019Italia le vorrebbe in parte sottrarre per interessi che nulla hanno a che fare con il \u201csoccorso\u201d dei migranti quanto piuttosto con <a href=\"http:\/\/www.meltingpot.org\/Malta-mantiene-una-vasta-zona-Sar-per-sfruttare-il-petrolio.html#.Un__aeLOS0o\">ragioni economiche, doganali e di petrolio<\/a>, \u00e8 cosa nota. Meno noto, forse, \u00e8 il modo in cui effettivamente si opera o non si opera in quella zona e l\u2019indifferenza rispetto a una chiamata di soccorso che in questo caso, ma in quanti altri?, avrebbe potuto evitare il naufragio. A monte, un\u2019ulteriore responsabilit\u00e0, quella delle politiche migratorie attraverso cui l\u2019Ue e alcuni dei suoi stati membri, vertice dopo vertice e naufragio dopo naufragio, si appropriano sempre pi\u00f9 di un mare e dei territori che stanno sull\u2019altra sponda frapponendo infinite frontiere, tra cui anche quella dell\u2019omissione di soccorso, ai viaggi dei migranti.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\"><a name=\"_GoBack\"><\/a>Il racconto di \u201cSaid\u201d, per\u00f2, ci lascia intravedere anche dell\u2019altro. Dopo il mare, dopo il naufragio. Due giorni trascorsi sulla nave militare italiana che aveva soccorso lui e altri 55 naufraghi, poi <a href=\"http:\/\/www.corriere.it\/inchieste\/dentro-tendone-vergogna-porto-empedocle\/ff006d74-38c4-11e3-a22e-23aa40bc2aa7.shtml\">l\u2019arrivo a Porto Empedocle<\/a> e la permanenza in una struttura chiusa qualche giorno fa e pi\u00f9 volte denunciata per l\u2019ammasso in cui venivano lasciati uomini e donne l\u00ec provvisoriamente parcheggiati, nessuna informazione sugli altri sopravvissuti sparpagliati tra Malta e Lampedusa, nessuna informazione sul luogo in cui fossero stati portati i bambini che durante l\u2019operazione di soccorso erano stati recuperati dalla stessa nave della Marina militare italiana e che solo dopo tre settimane sono stati ricongiunti con i loro genitori trasportati, invece, a Malta. E infine, la \u201cfarsa\u201d delle impronte digitali, con cui l\u2019Italia racconta all\u2019Europa il suo rispetto dei trattati e dei regolamenti Ue, quello di <a href=\"http:\/\/eur-lex.europa.eu\/LexUriServ\/LexUriServ.do?uri=CELEX:32003R0343:IT:NOT\">Dublino II<\/a>, in questo caso, costringendo alcuni con la forza a rilasciarle, come nel video si pu\u00f2 vedere dalle immagini che si riferiscono a quanto successo quest\u2019estate a Catania, prendendo in giro altri facendo credere loro che ci sia una differenza tra \u201cimpronte per il rifugio\u201d e \u201cimpronte di identificazione\u201d, lasciando che qualcuno non le dia, o, ancora, facendosi pagare per non procedere alle identificazioni, come altri profughi stanno man mano raccontando. Ogni stato membro, <a href=\"http:\/\/europa.eu\/legislation_summaries\/justice_freedom_security\/free_movement_of_persons_asylum_immigration\/l33081_it.htm\">secondo il regolamento Ue<\/a>, ha invece l\u2019obbligo di inserire le impronte nel sistema Eurodac di modo che i richiedenti asilo possano essere immediatamente identificati in qualsiasi paese dell\u2019Ue e rispediti in quello della loro prima identificazione. Per questo, da qualche mese ormai, potenziali richiedenti asilo, siriani, eritrei, somali, ecc., stanno facendo la loro battaglia individuale e collettiva per non rilasciarle in Italia. Ma quella delle impronte digitali \u00e8 una \u201cfarsa\u201d che non riguarda solo l\u2019Italia. Nel caso dei profughi siriani, per esempio, alla Svezia che ha fatto sapere che conceder\u00e0 lo status di rifugiato a tutti i profughi siriani che lo chiederanno qualcuno potrebbe ricordare quante frontiere un profugo siriano debba attraversare per arrivare sul suo territorio. Nel caso di \u201cSaid\u201d: dopo quelle dell\u2019invivibilit\u00e0 libica e quella del mare e del naufragio, dopo quelle degli spari e quelle dell\u2019omissione di soccorso, quelle dell\u2019Italia e delle sue impronte, quella dell\u2019Austria, della Francia o della Svizzera che bloccano i profughi in arrivo dall\u2019Italia, \u2026.. Ad ogni tappa e ad ogni frontiera, l\u2019attesa che qualche parente invii i soldi per comperare un passaggio pi\u00f9 sicuro.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">\u201cScusate se non siamo affogati\u201d, il titolo che abbiamo deciso di dare al video, era un cartello con cui alcuni migranti avevano partecipato alla manifestazione del 19 ottobre a Roma.<\/p>\n<p align=\"JUSTIFY\">Ringraziamo Mohamed (la voce dell\u2019audio in italiano), Marcella, Viola, Marco e Simone per il loro aiuto nelle diverse fasi della realizzazione del video. Un ringraziamento particolare a \u201cSaid\u201d, ai suoi amici M. e H. e a I., nostro primo traduttore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 23 ottobre 2013 abbiamo incontrato alcuni profughi siriani (A., M., H.) che ci hanno raccontato di essere arrivati in Italia con l\u2019imbarcazione che aveva fatto naufragio l\u201911 ottobre 2013 nella zona Sar di Malta. 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