{"id":1565,"date":"2013-10-01T11:12:54","date_gmt":"2013-10-01T09:12:54","guid":{"rendered":"http:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=1565"},"modified":"2013-10-01T14:11:35","modified_gmt":"2013-10-01T12:11:35","slug":"quando-le-resistenze-agiscono-1","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/?p=1565","title":{"rendered":"Quando le resistenze agiscono (4)"},"content":{"rendered":"<p><em><\/em>Il 21 settembre, in Tunisia, sono stati arrestati otto artisti militanti. Questo \u00e8 solo uno dei tanti episodi di repressione attraverso cui si stanno ricomponendo i poteri controrivoluzionari. Abbiamo conosciuto alcune delle persone arrestate perch\u00e8 insieme a loro abbiamo condiviso dei momenti della campagna &#8216;Da una sponda all&#8217;altra: vite che contano&#8217;. Pubblichiamo questo articolo perch\u00e8 la repressione colpisce quando le resistenze, con atti e parole, agiscono e non si limitano ad esprimere.<\/p>\n<h3><strong>Fate qualcosa\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <em>Appello delle Donne In Movimento della Valle di Susa<\/em><\/h3>\n<p><a href=\"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/files\/2013\/10\/donnenotav.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-1582\" alt=\"donnenotav\" src=\"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/files\/2013\/10\/donnenotav.jpg\" width=\"412\" height=\"350\" srcset=\"https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/files\/2013\/10\/donnenotav.jpg 412w, https:\/\/leventicinqueundici.noblogs.org\/files\/2013\/10\/donnenotav-300x254.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 412px) 100vw, 412px\" \/><\/a>Fate qualcosa.<br \/>\nLa rete di persone che in questi lunghissimi anni \u00e8 stata tessuta inItalia e anche all\u2019estero si fa viva con telefonate, e-mail, sms per chiedere che si faccia qualcosa (conurgenza), che ci si materializzi per cercare di arginare la valanga di fango che scientificamente orchestrata tenta di sommergerci. (Fate qualcosa). \u00a0Ma come, ancora? Pensavamo di aver fatto edetto\/di tutto. Cos\u2019altro ci dobbiamo ancora inventare? Strano come questa domanda rappresenti beneil quotidiano femminile (domanda storica). Sempre pronte ad interrogarci a inizio come a fine giornata: Ho dimenticato qualcosa? E\u2019 tutto a posto? Ho fatto tutto? (come sempre e sempredi pi\u00f9 delegate a coprire le mancanze dello stato sociale).<!--more--><\/p>\n<p>Questa volta in ballo c\u2019\u00e8 la difesa di un grande movimento popolare, di pi\u00f9, c\u2019\u00e8 una storia di oltre vent\u2019anni dove ogni giorno \u00e8 stato vissuto con intensit\u00e0. Migliaia di persone quotidianamente hanno contribuito a renderla concreta mettendoci la faccia, portando idee, rendendosi disponibili, finanziandola. Una lotta, un\u2019esperienza di territorio che molti non esitano a definire unica e che \u00e8 partita e ha messo le sue basi non su un preconcetto ideologico ma studiando i progetti, i flussi di merci, l\u2019impatto ambientale, i costi, verificando sul campo i dati in possesso. Negli anni \u00e8 cresciuta anche la consapevolezza di avere fra le mani, di veder crescerequalche cosa che va oltre la semplice opposizione ad una grande opera inutile e devastante. Un modello di presa di coscienza collettiva che difficilmente pu\u00f2 retrocedere, anzi, si allarga assumendo in s\u00e9 tutti i temi pi\u00f9 attuali: dal lavoro, ai servizi, alla sanit\u00e0 ecc. Partecipando e interrogandosi sempre.<\/p>\n<p>Come ora. Ci si interroga sui fatti accaduti, sul significato che tutto questo assume, \u00e8 un clima pesante, opprimente e sentiamo soprattutto ingiusto. E\u2019 tale la violenza del linguaggio usato, la sproporzione dei racconti sui fatti realmente accaduti che vengono a mancare le parole per spiegare ai nostri figli increduli (e smarriti). Vediamo e sentiamo raccontare da giornali e Tv una storia che Non ci appartiene. Non siamo un problema di ordine pubblico, siamo una risorsa per questo Paese, siamo una risorsa perch\u00e9 in tutti questi anni il movimento \u00e8 diventato una comunit\u00e0 critica, consapevole, che sa scegliere. E\u2019 questo che fa paura? Rivendichiamo il diritto alla partecipazione e alla gestione della cosa pubblica nel rispetto del bene comune e della volont\u00e0 della popolazione.<\/p>\n<p>Fate qualcosa, ci chiedono da tutte le parti.<br \/>\nPossiamo per esempio fare due conti (siamo abituate a far quadrare bilanci), e dunque siamo consapevoli dello spreco enorme di denaro pubblico sia per l\u2019opera e sia per la badanza armata all\u2019opera. E\u2019 evidente che le dichiarazioni dei ministri che si dicono pronti a sborsare laute ricompense facciano venire l\u2019acquolina in bocca a molti: imprenditori avvezzi a trafficare con fatture false, giri strani, fallimenti e nuove societ\u00e0 a scatole cinesi. A chi ha sperato di guadagnare dalle olimpiadi costruendo mega hotel (che neppure in riviera potrebbero trovare clientele tali da soddisfare centinaia di posti letto), ed ora non ha gliocchi per piangere fa tanto comodo buttare la croce addosso ai notav e invocare lo stato di crisi sperando nelle compensazioni.<\/p>\n<p>Chiediamo alle donne (e per\u00f2 non solo alle donne), di prendere parola su quello che sta succedendo. Conosciamo direttamente sulla nostra pelle la violenza, per questo la rifiutiamo, per questo deve fermarsi lo stupro della nostra valle, e deve finire l\u2019autoritarismo militare su un intero territorio. Fate qualcosa. Ci verrebbe da ribaltare la domanda e dire noi a voi: fatequalcosa. Aiutateci ad impedire lo stato di polizia permanente in cui ci vogliono far vivere. Fate qualcosa per denunciare questa campagna di stampa (che non si pone domande, non fa distinzioni, non esamina fatti e cose decisamente incongruenti che pure sono sotto gliocchi di tutti). Fate qualcosa perch\u00e9 la storia di un movimento popolare come il nostro non venga liquidata manu militari fra le carte di una procura. Stiamo resistendo perch\u00e9 vogliamo andare avanti, vogliamo vivere in pace nella nostra valle, vogliamo raccogliere i frutti di oltre vent\u2019anni di crescita collettiva su tutte le questioni a noi care: il futuro delle prossime generazioni, le risorse del nostro territorio, intervenendo per risparmiarlo, risanarlo, non per rapinarlo; mettendo a disposizione le nostre capacit\u00e0 come alternativa al consumo dissennato e per un uso responsabile e consapevoledelle risorse. Vogliamo riappropriarci del nostro tempo per partecipare alla gestione e alla cura della nostra comunit\u00e0. Liberarci dal tav.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 21 settembre, in Tunisia, sono stati arrestati otto artisti militanti. Questo \u00e8 solo uno dei tanti episodi di repressione attraverso cui si stanno ricomponendo i poteri controrivoluzionari. 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